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E’ doveroso fornire dei chiarimenti dopo l’episodio che ha avuto grande risalto sulla stampa locale.
In particolare mi sento in dovere di replicare all’articolo apparso su “La Sentinella del Canavese” in data 23 dicembre.
L’articolo, altamente denigratorio per il nostro liceo, è stato abilmente costruito per colpire l’immagine di una scuola che rimane un’eccellenza all’interno del panorama scolastico canavesano e non solo.
Di preciso non possiamo affermare con certezza che a scriverlo siano stati i due giornalisti che nella mattina di giovedì hanno urlato ad una collaboratrice scolastica, minacciando l’uscita di un articolo contro la nostra scuola o quelli che, rivolti ad una professoressa del nostro Liceo, hanno minacciato la pubblicazione di un articolo che avrebbe fatto fare “una figura di merda” (parole testuali) al nostro liceo.

Probabilmente non è fra  loro l’autore. Ma sicuramente l’obiettivo dell’articolo non era tanto l’esposizione della “verità” quanto la denigrazione di una Istituzione importante del territorio quale il nostro istituto. Cosa particolarmente grave  in un momento delicato come quello dell’imminente scadenza delle iscrizioni al prossimo anno scolastico
Non era fondamentale raccontare la verità quanto piuttosto costruire “mostri” e delegittimare il ruolo della scuola e l’operato del Dirigente Scolastico.
Dimostrerò questa tesi smontando punto per punto il castello costruito abilmente dall’autore, in barba ai più elementari dettami del codice deontologico del giornalismo.
L’articolo riporta “Mauro (nome di fantasia) dopo l’ennesima angheria subita però ha avuto il coraggio di raccontare tutto ai suoi genitori. Papà e mamma hanno immediatamente chiesto chiarimenti alla dirigenza scolastica”, lasciando intendere che i genitori siano stati informati dell’accaduto dal proprio figlio e che successivamente abbiamo chiesto chiarimenti alla scuola.
FALSO – appena accaduto l’episodio, la scuola ha convocato ed informato la famiglia dello studente oggetto dell’aggressione rassicurandola sull’avvio di tutte le procedure atte ad individuare i responsabili. Nel contempo, attraverso un continuo confronto fra i genitori e la vicepreside, si è cercato di convincere lo stesso studente a denunciare gli aggressori ed i loro complici, cosa avvenuta a scuola come riportato in una dichiarazione sottoscritta dalla stessa vittima .

L’articolo riporta “Genitori e insegnanti si erano già confrontati sull’accaduto anche se al termine di una riunione piuttosto accesa tenutasi nel pomeriggio di mercoledì si erano lasciati promettendo di non rendere pubblica la vicenda
FALSO – affermazione superficiale e non veritiera. Sarebbe interessante comprendere cosa si intenda per “confronto” fra docenti e genitori. Offensiva inoltre è l’affermazione che in questa riunione, una sorta di “incontro clandestino”, si sia stabilito di insabbiare la vicenda.
Al riguardo sarebbe corretto che chi ha la presunzione di raccontare di scuola si legga un compendio di legislazione scolastica, giusto per avere lontanamente idea di cosa si stia parlando. Giusto per non fare le figure che si vorrebbero procurare agli altri.
I procedimenti disciplinari nei confronti degli studenti sono regolamentati dallo “Statuto delle studentesse e degli studenti”  (DPR 249 del 98 e DPR 235 del 2007) e le cui disposizioni  sono state recepite nel regolamento disciplinare di Istituto del nostro Liceo.
Come previsto dalla norma, tutti gli studenti coinvolti nell‘episodio sono stati sanzionati con una nota disciplinare scritta sul registro elettronico lo stesso giorno dell’episodio.
Il sottoscritto, in qualità di dirigente scolastico, ha provveduto a far notificato formalmente ai genitori degli stessi studenti  l’avvio del procedimento disciplinare e l’individuazione del responsabile del procedimento nella figura del docente coordinatore della classe.
Il responsabile del procedimento, coadiuvato dalla vicepreside e da altri docenti ha seguito la fase istruttoria, ascoltando i testimoni e gli studenti coinvolti nel procedimento. Sono state raccolte quattordici dichiarazioni da parte degli studenti. Dichiarazioni che risultano agli atti della scuola.
Sono stati ricevuti nei giorni successivi all’episodio anche alcuni genitori degli studenti coinvolti
Il regolamento di istituto prevede che il procedimento disciplinare debba concludersi entro 15 giorni dall’episodio. Quindi, come prescritto, il sottoscritto ha riunito formalmente, con convocazione ufficiale, protocollata agli atti della scuola, per il giorno 21 dicembre il Consiglio di disciplina, in pratica il consiglio di classe allargato alla componente genitori e studenti. Al Consiglio erano presenti oltre ai docenti della classe, il rappresentante dei genitori ed il rappresentante degli studenti.
Sono stati ascoltati in audizione gli studenti coinvolti ed i genitori degli stessi studenti che ne hanno fatto richiesta. In alcuni casi sono state  lette  le memorie scritte depositate agli atti della scuola.
Il Consiglio di classe con i rappresentanti dei genitori e degli studenti ha esaminato infine la relazione del responsabile del procedimento, le dichiarazioni degli studenti nella fase istruttoria, e dopo un’approfondita discussione all’”unanimità” sono stati stabiliti i provvedimenti disciplinari per tutti gli studenti coinvolti e sono stati individuati i responsabili dell’episodio considerando la gradualità della responsabilità individuale, come previsto dalla norma.
Chiaramente per ovvi motivi che solo i solerti giornalisti non comprendono non sono stati fatti comunicati stampa o pubblici proclami. Le gogne le lasciamo ai costruttori di mostri. Il ruolo della scuola è ben più delicato.

 

Il giorno 22 dicembre il sottoscritto, preso atto delle decisioni del Consiglio di disciplina, ha disposto i decreti di sospensione relativi a tutti gli studenti coinvolti e li ha fatti inviare ai rispettivi genitori.
Contemporaneamente, terminata la fase istruttoria ed avendo chiare le dinamiche dell’episodio e le singole responsabilità ha fatto inviare alla stazione Carabinieri di Castellamonte la documentazione del procedimento, con i relativi decreti.
Nella stessa mattinata i giornalisti si sono presentati a  scuola e hanno chiesto  di conferire con il sottoscritto che ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni nel merito dell’accaduto.
In realtà alle 11:00 il sottoscritto doveva essere a Torino nella riunione del Direttivo del Comitato Creo del quale fa parte, incontro nel quale ha ottenuto l’inserimento del nostro Liceo ad una delle manifestazioni artistiche più importanti della Regione, la biennale di Ars Captiva.

L’articolo riporta “La dirigenza è ora costretta ad intraprendere un percorso delicato: la segnalazione al Provveditorato è d’obbligo come pure una sanzione al giovane bullo (e ai suoi compici) che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe anche lasciare la scuola. Nei prossimi giorni potrebbero essere proprio i funzionari del Provveditorato a chiedere ulteriori dettagli, oltra ai carabinieri
FALSO e DIFFAMATORIO –Il Dirigente scolastico, in quanto pubblico ufficiale, è obbligato a muoversi per obbligo di legge. Non farlo significa incorrere nel reato penale di “omissione di atti d’ufficio” (art. 328 c.p.). Come sovra esposto si può facilmente evincere che il sottoscritto si sia mosso nei tempi e nelle modalità previste dalle norme vigenti, arrivando alla conclusione del procedimento disciplinare con i relativi provvedimenti nei confronti dei responsabili in tempi strettissimi e antecedenti l’articolo.
Alla luce di quanto scritto nell’articolo vorrei consigliare ai giornalisti in questione una versione un po’ più aggiornata del compendio della legislazione scolastica, vista la scarsa conoscenza del mondo della scuola legata ad una realtà da “libro Cuore” o da fiction televisiva.
Anticipo al giornalista che il Provveditorato agli Studi è stato abolito sedici anni fa, nello specifico con il DPR n.347 del 2000,  e le sue competenze ridimensionate dall’autonomia delle istituzioni scolastiche, sono state in parte assorbire dall’Ufficio Scolastico Regionale. Pertanto non esiste nessun obbligo di segnalazione all’inesistente Provveditorato, come difficilmente fantomatici funzionari di un ente inesistente potrebbero chiedere “dettagli” al legale rappresentate di un ente autonomo dello Stato.
Molto probabilmente Il Provveditorato di Torino intervenne in maniera dura conto il “cattivo” Franti cacciandolo da scuola, ma era la fine dell’ ‘800 e non era nemmeno in vigore  il Regio Decreto del 1928.
Mi  sento in dovere di informare i giornalisti che la scuola è cambiata.

 

Vorrei ricordare loro quale sia il ruolo della scuola nella società, quale importanza abbia nel garantire la diffusione della  legalità e della consapevolezza di essere parte di una comunità. Ma anche di come non ci può essere legalità senza la “verità”, quella non artificiosa e strumentalmente mistificata.
Avrò modo si spiegarlo ai nostri ragazzi che principalmente devono diventare cittadini prima che bravi studenti.
Lo farò mostrando loro quest’articolo e altri che conservo gelosamente.
Il ruolo della scuola è quello di costruire cittadini consapevoli dei propri doveri prima che dei propri diritti. Lasciamo che gli altri si impegnino a costruire i “mostri”. Il nostro ruolo è però anche quello di sensibilizzare i giovani al riconoscimento della cattiva informazione o peggio ancora della disinformazione strumentale e faziosa.

Affinché siano individuate le singole e reali responsabilità invierò questa mia lettera al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale e all’Ordine dei giornalisti

 

Castellamonte (Torino), 27 dicembre 2016

 

Il Dirigente Scolastico
Arch. Antonio Balestra

IL RUOLO DELLA SCUOLA ED I “COSTRUTTORI” DI MOSTRI